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03 January 2012 @ 07:44 pm
[fanfiction] Di pare mentali e anatomia maschile applicata  
Titolo: Di pare mentali e anatomia maschile applicata
Fandom: rpf, x-factor 5
Beta: Fry
Personaggi: Valerio de Rosa, Marco "Morgan" Castoldi
Pairing: Morgan/Valerio
Rating: nc-17
Genere: erotico, romantico, commedia (?)
Avvertimenti: oneshot, real person slash, lemon
Conteggio Parole: 2762 (fiumidiparole)
Riassunto: «Tu hai votato per eliminare me», la voce di Valerio suona rotta nonostante il timbro caldo che la caratterizza; basso, affranto più che altro, e il tutto è esasperatamente enfatizzato da quegli occhioni che si fissano insistenti sul profilo di Morgan. L'uomo ricambia lo sguardo, il gomito mollemente appoggiato sul bracciolo della poltrona, mentre il palmo ne sorregge il mento. Quell'aria stanca, le palpebre basse, tutti segni che ormai lo contraddistinguono assieme a quella velata malinconia che gli piega la bocca in una smorfia.
Note: prima di ogni altra cosa devo precisare che la storia si colloca dopo la nonmiricordoqualepuntata - ma per capirci, quella dove il nostro Vale ha cantato "Cigarettes and coffee" di Scialpi - e parla, ahimè, dell'eliminazione di Davide e di tutto quello che è conseguito da quel ballotaggio dell'episodio precedente.
Scritta per il p0rn fest #5 con il prompt "Tu hai votato per eliminare me". (E sottolineo che, spero per Morgan, Valerio s'era già depilato, quando ho ideato quest'idiozia...)

«Tu hai votato per eliminare me», la voce di Valerio suona rotta nonostante il timbro caldo che la caratterizza; basso, affranto più che altro, e il tutto è esasperatamente enfatizzato da quegli occhioni che si fissano insistenti sul profilo di Morgan.
L'uomo ricambia lo sguardo, il gomito mollemente appoggiato sul bracciolo della poltrona, mentre il palmo ne sorregge il mento. Quell'aria stanca, le palpebre basse, tutti segni che ormai lo contraddistinguono assieme a quella velata malinconia che gli piega la bocca in una smorfia.
Vale sa tradurre tutti quei piccoli particolari in uno stato d'animo, ha imparato a farlo anche se un mese - forse due - potrebbe essere considerato poco tempo per conoscere una persona. Pigola un mugugno con quella sua aria esageratamente tenera, prima di incassare la testa tra le spalle e raggomitolarsi in un bozzolo senza forma lì sul materasso.
Lo sguardo di Morgan non indugia troppo sul volto del ragazzo: non sa neanche lui esattamente il perché, ma c'è qualcosa in Valerio che lo destabilizza in maniera irrimediabile. Forse la singolare capacità che quello sbarbatello ha di sondargli l'anima con un solo sguardo, o forse proprio quegli occhi così orribilmente sinceri, disarmati e disarmanti; c'è qualcosa in Valerio che, diciamolo, Morgan non è semplicemente abituato a vedere... ed è una cosa che lo affascina e lo turba allo stesso tempo.
Lo affascina perché lo turba e lo turba perché lo affascina, e tra le due cose, forse la seconda è quella decisamente più pericolosa.
Non è la prima volta che ci casca, ma evidentemente Marco Castoldi rientra in quella categoria del tutto masochista il cui "perseverare diabolico" è un tratto distintivo... come se poi potesse dipendere da lui.
Valerio se ne sta lì tutto accucciato contro le proprie gambe, con gli occhi lucidi che non riesce a nascondere neanche calcandosi la cuffia in testa; in realtà non si sente in dovere di avere dubbi su quanto Morgan possa considerarlo importante, razionalmente parlando crede che gliel'abbia già ampiamente dimostrato in puntata: con quella scenata montata ad arte, con gli abbracci e i baci nel backstage, con tutte quelle piccole cose - la cura nelle canzoni, il volersi aprire con lui, parlare - che gli hanno fatto capire che, forse, qualcosa di lui a Marco importa davvero.
Eppure-- eppure non riesce a convincersi di questo. La ferita nel sentirsi "quello scartato" è aperta già da un po', anche se ha fatto di tutto per non darla a vedere; che Davide fosse il preferito di Morgan lo sa lui, lo sa Vincenzo e lo sanno tutti... e lo sapeva anche prima. Ma questo non basta a fargli sentire meno quel peso all'altezza del petto, che gli comprime lo sterno, che sembra quasi impedirgli di cantare.
Sarebbe bello poterne parlare col cuore in mano, ma anche se ora c'è un rapporto diverso tra lui e Morgan quello resta un tasto dolente.
Un argomento tabù, perché Valerio - e forse di questo Morgan non ne è cosciente - non vuole essere messo davanti ad un'altra realtà ormai ineluttabile, per lui e forse anche per chi gli sta attorno: è inevitabilmente finito nella trappola di Morgan. Quella trappola infida e insidiosa in cui cadono tutte le donne che Mr. Castoldi ha potuto vantare, quella stessa trappola in cui cadono i suoi fan, inevitabilmente ammaliati dal suo fascino di poeta scapigliato, di artista decadente e bohemiéne con la tristezza nel cuore...
La differenza è forse che Valerio tutto questo lo percepisce in una maniera esagerata. Valerio riesce a vedere nell'animo di Morgan in un modo di cui lui stesso si stupisce; e sa che Morgan lo capisce.
Per cui la situazione è al limite del sostenibile, almeno per il ragazzo.
Morgan è abbastanza criptico - come sempre - per non sbilanciarsi troppo verso alcuna posizione, ma non riesce a nascondere una certa preoccupazione, uno smarrimento, davanti a tutto questo.
«Perché preferivo Davide, mi sembra ovvio, ma non devi fossilizzarti su queste cose di poco conto», la spiegazione arriva quasi lapidaria, anche se s'è fatta attendere decisamente troppo. Valerio rialza la testa, due lacrime ferme vicino agli zigomi; quella sua emotività che è ormai diventata il suo libretto da visita, e la timidezza che si manifesta subito nella riluttanza a parlare: apre la bocca e subito non ne esce nulla, poi deglutisce, e ci riprova.
«Ma fa comunque male», la voce è un po' più rotta, ma Valerio cerca nonostante tutto di nascondere quel tono dietro uno di quei suoi sorrisi dolcissimi e così terribilmente sinceri e veri che lascerebbero chiunque a carte scoperte. Ma Morgan ormai ha imparato a conoscere tutte le diverse reazioni di Valerio, anche se in un campionario tutto sommato limitato - del resto, quando si è così estremamente sensibili, l'apaticità, il cinismo e altre varie sfaccettature dei suddetti stati d'animo non sono contemplate - e sospira appena, scettico e forse anche un po' scocciato.
«Valerio, però basta» e non si sforza neanche di nascondere la stizza nel suo tono, al che l'altro risponde - anche giustamente - con uno sguardo a metà tra il sorpreso e l'offeso, «mi sembra di aver spiegato più di una volta che tra me e Davide c'era un'affinità musicale», e ora Morgan gesticola come fa di solito in quella maniera estremamente concitata e quasi nevrotica, che se non altro testimonia il suo avere a cuore la questione; può permetterselo, e può permettersi anche di alzare un po' la voce: lì in camera non c'è nessuno, neanche Diego, e il casino che stanno facendo di sotto nel loft sta sicuramente coprendo il suo tono che ormai vira pericolosamente verso l'incazzatura andante.
Vale stringe le labbra, c'è una considerevole distanza tra lui e Morgan, ma se da una parte gli sembra esagerata, dall'altra gli sembra troppo poca, «E allora perché mi hai scelto?»
Morgan si blocca, come se gli avesse fatto la domanda più beota in assoluto, e in effetti è esattamente quello che gli vorrebbe dire-- si lascia uscire dalla bocca un verso indefinito, degno rappresentante di quanto quel comportamento e quella domanda lo stiano innervosendo.
«Ma perché canti bene, dannazione! Che diavolo di domanda stupida è?»
Valerio si stringe di più nelle spalle, «Ma mi hai eliminato!»
Morgan ora lo fissa con due occhi praticamente fuori dalle orbite, sempre più convinto che quella di prima non sia stata una domanda dettata da un sentimento contingente, ma da una evidente stupidità intrinseca in quel ragazzo; è stupido? Sì, probabilmente lo è, dato che non riesce a vedere neanche l'evidenza.
Si alza con tutta l'aria scocciata che può avere in quel momento, «Che cosa vuoi da me, allora, Valerio? Dimmelo, perché, davvero, non capisco se mi fai tutti questi discorsi», e in effetti procedere così sarebbe anche piuttosto deleterio, dal momento che se sono lì è perché vogliono risolvere finalmente quella benedetta questione...
Se Marco ha voluto parlare da solo con Valerio è perché gli ci è voluto poco per rendersi conto dell'inquietudine che lo attanagliava, e poiché Vincenzo non s'è fatto troppo pregare per confermare quello che lo stesso Morgan e Diego avevano già notato dalla settimana precedente, forse è il caso davvero di arrivarci in fondo.
L'altro fa per parlare, ma Morgan lo interrompe subito, «Non lo so, sei convinto che a me non importi nulla? Perché allora? Dimmelo! Dimmi che è una questione stupida, infantile e senza motivo».
Quelle parole feriscono un po' Valerio, perché già si sentiva stupido da solo a sentire quel magone all'apparenza insolubile dentro di sé, se Morgan poi rincara la dose non si può che arrivare alla conclusione scontata-- un singhiozzo gli sfugge dalle labbra.
E Morgan alza per un momento gli occhi al cielo. Dio, se è stupido quel ragazzino.
Valerio vorrebbe abbassare la testa e nascondere il viso dalla vergogna, gliel'hanno detto in tanti che è sempre eccessivamente emotivo, così esageratamente sensibile che praticamente è sempre lì a piangersi addosso! Vorrebbe nascondersi dagli occhi di Morgan che, lo sa, lo stanno fissando con un'aria di rimprovero, però... però si rende conto di sbagliarsi non appena sente quelle mani callose e rovinate dall'età e dall'esperienza rialzargli il volto con una certa irruenza.
«Non ti è bastato quello che ti ho detto fin'adesso?» ma prima ancora che Valerio possa replicare, si rende conto di essere capitolato definitivamente.
Una resa inevitabile e inoppugnabile quando sente le labbra screpolate di Morgan sulle proprie, quel sapore di tabacco e caffè sulla lingua, le mani che lo stringono ai lati del viso.
In realtà è una sconfitta anche per Morgan, ma Marco ha tutta l'intenzione di farla sembrare una vittoria ed evidentemente ci riesce, perché quando si stacca da quel bacio irruento vede solo gli occhi confusi di Valerio, ma lo sa che quell'attrazione e quel fascino inspiegabile sono condivisi anche da quello sbarbatello.
Lo sa, perché ora quegli occhi iniziano ad acquistare un languore del tutto puerile mentre lo fissano, e a Valerio scappa un sorriso accompagnato da un singhiozzo che gli esce dalle labbra più per inerzia che per altro.
«Sono un idiota», pigola tirando su col naso.
«Lo sei, lo sei decisamente».
E non vuole aspettare oltre, perché sa che forse un'occasione come questa difficilmente gli ricapiterà ancora: Diego non c'è, Vincenzo è giù con gli altri, e nessuno, neanche le telecamere, verranno a rompere le scatole, perché tutti sanno che ora lui e Valerio "stanno discutendo di qualcosa di importante".
Che importi ad entrambi quello che sta accadendo e che sta per accadere è indubbio, forse semplicemente non è quello che gli altri si aspettano.
La bocca di Morgan ritrova in fretta quella dell'altro che impacciato cerca di rispondere a quei gesti; alla fine, Valerio è ancora un ragazzino, questo lo si capisce bene da come reagisce a tutti quegli stimoli e ad ogni movimento di Morgan, con un imbarazzo e una timidezza che all'altro uomo sembra solo una sensualità spudorata. Perché è anche per quello - o forse è essenzialmente per quello - che Morgan ne è irrimediabilmente attratto.
Se a Jessica parlava di una "volontà di purificazione", con Valerio il registro è decisamente l'opposto: il suo sembra proprio un desiderio egoistico di... sporcarlo.
In una maniera un po' malsana, lo compiace sapere che fino a quel momento Vale è stato così male per colpa di qualcosa che, scientemente o meno, aveva fatto, e che ora penda - letteralmente - dalle sue labbra e sia felice di questo.
«Hai ancora dei dubbi a riguardo?» a Marco piace giocare con le persone, senza cattiveria, in una maniera quasi tenera, e non l'ha mai nascosto, neanche adesso che mormora quelle parole in quello che sembra quasi un ansito e poi sorride, vedendo come Valerio risponda con un semplice mugolio indistinto e un rossore esagerato sulle sue guance.
Gli bacia il collo mentre le mani ruvide e rovinate si infilano sotto la maglietta senza troppe remore, e Valerio risponde con un gemito strozzato appena sente quei polpastrelli freddi accarezzargli la pelle; rabbrividisce, mentre lascia che il peso - per quanto davvero minimo - di Morgan lo conduca a sdraiarsi su quel materasso. Non muove un muscolo, o meglio: tutti i suoi muscoli sono in perfetta tensione, la sua pelle vibra come la corda di un violino acerbo ogni volta che Morgan lo tocca e lo sfiora, e non s'azzarda a fare nulla, perché è terribilmente palese che non abbia semplicemente idea di cosa fare. La cosa intenerisce Marco, e non poco; ha sempre avuto un debole per questo genere di cose, ma ammetterlo sarebbe come rivelare un lato di sé che in genere non mostra troppo al pubblico e alla gente comune.
«Se non fosse stato un talent show non ti avrei eliminato», e nel dirlo lascia una scia di baci, e morsi, e semplicemente le labbra contro la pelle, lungo tutta la linea della giugulare, poi sulla clavicola, sullo sterno... Valerio spalanca la bocca, prendendo una lunga boccata d'aria: ne ha un bisogno fisico, ha trattenuto il fiato fino a quel momento senza rendersene conto, troppo concentrato su tutte quelle sensazione che le mani, le labbra, la bocca, il corpo di Morgan gli stanno dando.
Contrae il volto in una smorfia puramente estatica condita da un rossore del tutto pudico, quando sente la lingua di Marco ora accarezzargi il ventre, e poi le mani farsi intrepide a slacciare la cintura, il bottone dei jeans, la zip; ha le orecchie piene dei suoi stessi mugolii compiaciuti, e del rumore metallico della cintura che cade a terra assieme ai pantaloni, gli occhi lucidi di piacere e lo sguardo un poco annebbiato, ma riesce ancora a distinguere con una notevole precisione il profilo di Morgan. Lo vede bene quando si ferma, si allontana dal suo corpo, e inizia a togliersi la camicia, e Valerio lo osserva in un'attesa trepidante che non vuole tradire in alcun modo: non vuole rivelare quella curiosità e quella voglia di andare oltre, quella smania che sta sentendo dentro, e non vuole neanche dare a vedere quanto già quei tocchi e quelle mani, quanto Morgan gli stia dando un'inquietante dipendenza.
Ma c'è sicuramente qualcos'altro che lo testimonia, se non sono le sue parole, ed è la svettante e innegabile erezione che emerge dalle sue gambe, ma non fa in tempo a razionalizzarlo che Morgan è nuovamente su di lui. Cerca la sua bocca, la sua lingua, le sue labbra e in quel bacio lo lascia quasi stordito, tanto che Valerio lo fissa con un'aria tutta stralunata, le palpebre basse e un calore intossicante al volto.
Certo non era questo il genere di rapporto che s'aspettava di avere con il proprio giudice, ma d'altra parte non può negare a se stesso di essere sempre stato sotto sotto attratto da Morgan ancora prima che venisse scelto, il resto è venuto da sé quando ha cominciato a conoscerlo, e l'idea che s'è fatto non viene tradita neanche in quei momenti. Il Morgan che sapeva di aver intravisto, quello sensibile quanto lui, profondo e sofferto, ponderato e riflessivo, che aveva distinto tra le mille sfaccettature di un artista poliedrico, è proprio lo stesso che ora si camuffa dietro quei gesti calcolati, dietro la delicatezza di quei movimenti. Non è sesso rozzo e selvaggio, ma in ogni stimolo che riceve Valerio riesce a leggere - per quanto il suo cervello sia concentrato solo su quella sensazione di piacere - un'accuratezza maggiore di quanto l'altro non voglia dare a vedere.
Anche se è uno sbarbatello, sa che c'è ben poco di razionale nel sesso, quindi si chiede se a Marco non venga naturale comportarsi come sta facendo ora... più che rude, lo potrebbe definire "ruvido", come la sensazione che gli dà la sua pelle contro il corpo.
Morgan gli passa le mani sulle gambe, invitandolo a sollevarle, mentre lo libera anche degli slip; Valerio deglutisce appena: sa cosa viene a questo punto, e probabilmente gli si legge negli occhi quell'apprensione mista a curiosità che sta provando, perché Morgan sorride appena.
«Se quando canti facessi trasparire anche solo metà di quello che ti leggo ora in faccia, non finiresti neanche più al ballottaggio», scherza cercando di allentare un po' la tensione palese sul volto di Vale.
Valerio socchiude gli occhi, mentre Morgan si riapropria delle sue labbra e contro quelle labbra il ragazzo si lascia sfuggire un mugolio più forte quando sente Marco sollevargli di più le gambe e premere contro-- diosanto! Non è umanamente possibile la meccanica del sesso omosessuale!
Primo pensiero sconnesso che gli riempie la testa, quando quella sensazione di dolore vibra lungo tutta la sua spina dorsale.
«Rilassati», la voce di Morgan è più rauca del solito, in parte ansimata; anche se Valerio ha gli occhi serrati nel tentativo di non pensare al male che sente in quel primo momento, riesce ad immaginarsi il volto di Marco contratto dal piacere, e lo vede, quando apre gli occhi, quasi sorpreso, nel sentire la mano dell'altro afferrarlo laggiù e iniziare a masturbarlo con una certa veemenza.
Un gemito più forte. Poi un altro, e un altro ancora. Mischiati a mugolii sconnessi e ansimi pesanti, che vanno di pari passo con l'aumentare delle spinte, e le mani di Valerio che artigliano la schiena di Morgan, che si aggrappano a lui.
Un urlo, che è di totale piacere, interrompe la partita a carte degli altri inquilini del loft, e ne segue un fitto sguardo di scambi imbarazzati.
«Mh» è Antonella la prima a rompere il ghiaccio con un colpo di tosse fatto con estrema nonchalance, «di cos'hai detto che dovevano parlare Vale e Morgan?»
Vincenzo la osserva un po' a disagio, sentendo tutti gli sguardi puntati su di sé, ma prima che possa parlare-- un altro gemito, questa volta liberatorio, raggiunge nuovamente il gruppo di ragazzi.
«Ecco», commenta Placido riordinando le carte che ha in mano, «ora sappiamo che Morgan ha sicuramente dato un'ottima motivazione a Valerio per smetterla di farsi tutte quelle pare».

Commenti finali: --non mi pronuncio in merito a questa cosa. Sono le cinque e trenta del mattino, io ho scritto sta roba due ore fa e sono arrugginita da quasi un anno intero senza scrivere - e non dico solo del p0rn, ma proprio "scrivere". Punto. - e non ho ancora capito se il MORGANZIO è con me (e con il mio spirito) o no. AMEN.
...a questa, per vostra sfortuna, ne seguiranno altre, perché Sir Castoldi è un uomo adorabile, ma ancora di più lo è Valerio.