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04 January 2012 @ 06:21 pm
[fanfiction] Un bimbo sul leone  
Titolo: Un bimbo sul leone
Fandom: rpf, x-factor 5
Beta: freakyfry
Personaggi: Valerio de Rosa, Marco "Morgan" Castoldi
Pairing: Morgan/Valerio
Rating: nc-17
Genere: erotico, romantico, introspettivo (?)
Avvertimenti: oneshot, real person slash, lime
Conteggio Parole: 1062 (fiumidiparole)
Riassunto: Quando si era impuntato e aveva scelto il brano di Scialpi, quando aveva detto che non avrebbe avuto rimpianti nonostante tutto e che era cresciuto più di quanto lui stesso avesse potuto immaginare-- ecco. Morgan aveva capito quanto di più ci fosse sempre stato dentro quel ragazzo. Aveva iniziato a guardarlo con occhi diversi.
Note: scritta per il p0rn fest #5 con il prompt "Dell'essere grandi e dover badare a se stessi"; non ha una collocazione precisa, ma poiché si cita Cigarettes and Coffee di certo non può essere inserita nella timeline prima di quell'esibizione di Valerio...

«Io non credo si renda ancora conto di essere qui...»
Quelle parole camuffavano una consapevolezza che al tempo non era stata solo di Morgan; l'idea che Valerio dovesse ancora crescere, che non fosse pronto, che anche se non era certo il più piccolo lì dentro mancava di una maturità e un'indipendenza che invece Francesca, Nicole, Jessica, Davide, nonostante la giovane età, avevano già dimostrato. Certo era che avesse anche un ampio margine di miglioramento, e forse l'errore di Morgan era stato attribuire quell'eccessiva emotività ad un atteggiamento troppo puerile.
Se n'era presto reso conto; l'aveva capito, quando aveva provato a parlare con lui a cuore aperto, scevro di tutti quei pregiudizi che aveva avuto sul suo conto, aveva scoperto un Valerio più indipendente, più grande di quanto non avesse immaginato.
Quando si era impuntato e aveva scelto il brano di Scialpi, quando aveva detto che non avrebbe avuto rimpianti nonostante tutto e che era cresciuto più di quanto lui stesso avesse potuto immaginare-- ecco. Morgan aveva capito quanto di più ci fosse sempre stato dentro quel ragazzo.
Aveva iniziato a guardarlo con occhi diversi.
Non che avesse mai pensato che Vale fosse un moccioso, ma semplicemente s'era convinto che non sarebbe mai riuscito a cavarsela da solo così com'era; con quegli occhi da cerbiatto spaurito, quel sorriso tenero sulla faccia, quel carattere un po' remissivo che prima della fine s'era rivelato quello di un leone ruggente.
L'aveva sottovalutato. E se n'era pentito appena s'era reso conto d'aver fatto un errore gravissimo.
Non l'aveva compreso solo nel vederlo prendere una posizione, l'aveva capito anche quando aveva notato la volontà di Valerio di avvicinarsi di più a quel momento che per lui era sempre stato decisamente troppo lontano; il mondo di Morgan non era mai stato un mondo per lui, e di questo ne erano stati consapevoli entrambi, ma quel volerci sprofondare dentro, familiarizzare con esso, aveva fatto emergere un lato di Vale che nessuno si sarebbe aspettato. Un lato forse migliore, più coraggioso, più conscio di sé.
Un lato che a Morgan era piaciuto non appena l'aveva notato. Era anche per questo che s'era creata un'affinità a livello personale più profonda di quanto nessuno si sarebbe aspettato.
Se sul lato artistico mancava una perfetta corrispondenza dei ruoli, nella vita s'erano invece trovati.
«Lo vedo cambiato, lo vedo più maturo».
Per Morgan in un primo momento era stata solo un'impressione, ma ora ne ha la conferma concreta, quando sente quelle mani rispondere ai suoi movimenti. Quando sente quelle braccia aggrapparsi alla sua schiena, accarezzarla, mentre gli bacia il collo, il petto, il ventre.
Valerio risponde ai suoi gesti, e mentre Morgan gli sfila i pantaloni con voluta lentezza, Vale si premura di fare lo stesso, scevro dell'imbarazzo e della timidezza della prima volta.
Non c'è più quello sguardo confuso e sorpreso che aveva mostrato al primo approccio, quando per la prima volta aveva assaporato le labbra ruvide e sottili di Morgan; non trattiene più il fiato come faceva prima, in attesa di qualcosa che ancora non conosceva, quando Marco gli afferra saldamente i fianchi e gli solleva le gambe.
Il volto estatico di Valerio, ora contratto in una smorfia di puro piacere, non tradisce più una paura per qualcosa a cui non si è avezzi, non mostra neanche l'incapacità di chi non sa cosa fare, anzi... Valerio risponde alla bocca di Morgan che con insistenza sfiora il suo petto ora glabro, risponde a quella lingua curiosa, stringendo le mani tra i suoi capelli, premendo appena la sua nuca.
Morgan lo osserva con quei suoi occhi abituati ad analizzare ogni situazione, le palpebre basse, cercando una qualunque traccia di quel Valerio timido e insicuro che credeva fosse il vero Vale-- ma non ne trova ombra.
«Mh-- Marco», Morgan sorride contro il suo collo, quando lo sente mugolare il suo nome.
E gli fa un po' strano, perché fino a quel momento solo Vincenzo e Davide l'avevano chiamato per nome con tanta naturalezza; Valerio aveva sempre avuto quel tono imbarazzato, come se non gli fosse concesso, e lo chiamava quasi in un ossequioso rispetto. Posto che a Morgan i formalismi non erano mai piaciuti troppo, aveva capito che quello di Valerio era un sentirsi incapaci di relazionarsi allo stesso livello, e che epurarlo da questa convinzione del tutto sbagliato avrebbe richiesto del tempo...
Sentirsi chiamare "Marco" è la prova inconfutabile che ora esiste una relazione alla pari tra loro, che, sì, sono anche maestro e allievo, ma soprattutto sono due persone. Morgan legge una nuova consapevolezza negli occhi di Valerio, legge l'essere coscienti di quello che sta facendo adesso.
Non lo vede più succube di qualcosa che non capisce, ma lo vede prendere parte a quella che a livello artistico potrebbe essere una comunione di anime tra due artisti più simili di quanto crede, lo vede godere appieno di tutti quei piccoli tocchi, conscio del significato che hanno.
Non è più maturo perché ora che non è più vergine sa cos'è il sesso, e neanche perché ora lo pratica e sa cosa vuol dire avere un orgasmo; lo è perché non ha più paura di rispondere a quelle mani che lo cercano, a quella bocca che cerca le sue labbra. È grande perché è più consapevole di sé e di chi ha davanti.
Morgan stringe gli occhi, lasciandosi sfuggire un gemito rauco, «Nh--» è il mugolio indistinto di Valerio che lo invita a muoversi, mentre inarca la schiena sotto i movimenti della mano di Marco.
Ricambia lo sguardo di Morgan con un sorriso che ora non è solo tenero, ma è anche divertito e compiaciuto; Morgan lo ricambia, «L'ho sempre detto che il sesso è divertente», mormora con quella sua faccia da schiaffi, e Valerio si lascia andare ad una risata liberatoria; gli porta le mani al volto, e lo avvicina al proprio.
«Aaah--», che è cresciuto, anche se in così poco tempo che ancora gli sembra difficile da credere, lo vede in tutti quei gesti, lo vede nelle sue parole.
Sa che ora può cavarsela, perché lo vede ogni tanto provare da solo, mettersi in testa di fare qualcosa e non smetterla finché non c'è riuscito.
Vede un altro Valerio, un Valerio più vero, migliore, e non può fare altro che sorridere, mentre rotola di fianco all'altro, sfiancato - non è più giovane come una volta - e appagato.
E non lo è solo perché con questa acquisita maturità, Valerio è anche più disinibito sotto le coperte... non è più un bimbo, ma il leone.

Commenti finali: neanche a dirlo, titolo e finale sono una citazione dall'ultima canzone cantata da Valerio in puntata (escludendo, dunque, Labirynth cantata in ballottaggio) ed è un "Un bimbo sul leone" di Celentano. canzone che tra l'altro ho amato, e non ho capito perché me l'abbiano cacciato fuori---